lunedì 29 maggio 2017

Franco Marini, maestro di ospitalità

Ha realizzato a Udine un complesso ristorativo-alberghiero fra i più importanti e conosciuti dell’intero Nord Est

di Giampiero Rorato

(Articolo pubblicato sulla rivista Fuocolento in uscita all’inizio di giugno)

Credo si possa sintetizzare la grande ristorazione del Friuli Venezia Giulia in tre ben noti personaggi, i quali, percorrendo ciascuno la propria strada, rappresentano da decenni in modo esemplare una straordinaria tradizione di civiltà ristorativa, legata alla storia, alla cultura e ai valori di una signorile e cordiale ospitalità. E sono a Trieste Mario Suban, a Udine Franco Marini e a Gradiscutta di Varmo Aldo Morassutti.

Franco e Margherita Marini



Di Mario Suban, erede di una storia iniziata nel 1865 e di Aldo Morassutti, che ha ricevuto dal padre Toni la trattoria aperta nel 1928, avremo modo di scrivere ampiamente più avanti, soffermandoci questo mese su Franco Marini, patron di “Là di Moret”, a Udine, un solido e moderno complesso ristorativo-alberghiero, conosciuto e apprezzato ben oltre i confini italiani.

Franco Marini lo si vede spesso seduto alla reception dove incontra i clienti e rispendo personalmente al telefono, controllando dal suo posto d’osservazione il movimento del suo Hotel, del Centro Congressi, del Centro Benessere, dell’Insolito Moret, che è L’American Bar & Restaurant, ove si svolgono le colazioni del mattino e si tengono a mezzogiorno e sera pranzi e cene veloci, soste per un drink o un caffè e, infine, l’ingresso al ristorante “Il Fogolar”, un imperdibile e pluripremiato punto d’incontro gastronomico dove si sentono tutte le lingue d’Europa, dell’Ovest come dell’Est.

Il classico "Fogolàr" della sala sala da pranzo


“La nostra è una storia ormai lunga – mi dice Franco Marini facendomi compagnia nel suo caldo e frequentato ristorante – ha cominciato mio nonno Giovanni nel 1905, poi c’è stato mio padre Edoardo, quindi sono arrivato io con mia moglie Margherita e siamo ancora qui, anche se oggi l’azienda la segue con grande bravura soprattutto nostro figlio Edoardo.”

Franco e Margherita si sono spostai il 25 aprile 1966, oltre cinquant’anni fa e il loro sodalizio ha fatto la fortuna di questa importante realtà.

Uno scorcio della sala ristorante


“Puoi dirlo – sorride Franco Marini – fortuna sì, ma tenacemente cercata e con tanti sacrifici e momenti difficili. Pensa che questo ambiente non era mai stato rinnovato dall’apertura del 1905 e poco dopo che Margherita ed io ci siamo sposati, ci siamo messi coraggiosamente al lavoro perché l’edificio e i servizi non riuscivano più a soddisfare le richieste dei clienti che erano in costante aumenti e così abbiamo deciso di intervenire in modo radicale. Grazie a mio padre che ha venduto i campi e le mucche che aveva a Orgnano, abbiamo demolito il vecchio edificio e realizzato uno più grande e funzionale: con un ampio ingresso, il ristorante con focolare che è ancora questo seppur recentemente ammodernato, un salone più grande per matrimoni e per congressi e un albergo con 36 camere che poco dopo aumentammo a 46 (ed ore sono 80 e modernissime). E puoi immaginare i problemi, ma avevamo tanta fiducia, mio padre mi aveva dato un forte aiuto e mia moglie aveva buoni rapporti con molte famiglie friulane ed era brava in cucina oltre a badare a tante altre incombenze.”

È una storia che ha sempre visto Franco Marini guardare in avanti con prudente coraggio, in accordo con tutti, amico di tutti, ristoratore e albergatore moderno che ha capito subito come il Friuli fosse in deciso sviluppo, con le sue industrie, col suo turismo e, soprattutto, luogo di passaggio obbligato per quanti scendono dal Nord e dall’Est verso le spiagge italiane o per andare a Roma o per i loro commerci lungo la penisola. “Là di Moret” è lungo viale Tricesimo, la Pontebbana (l’autostrada, col casello di Udine Nord lì vicino, ancora non c’era); era dunque sulla strada del massimo passaggio e fermarsi da Marini diventò sempre più usuale.

Oltre che ristoratore ed albergatore tu sei anche uno sportivo? gli chiedo.  

“Soprattutto dell’Udinese e, grazie a questi rapporti e a come m’ero saputo organizzare qui sono arrivate e continuano ad arrivare le squadre di calcio che vengono per incontrare l’Udinese e, grazie anche a queste presenze sono ormai conosciuto non solo in tutta Italia, ma anche in Europa. E arrivano anche altre formazioni sportive, a cominciare dai ciclisti, perché a tutti garantisco il trattamento che desiderano, sia come ospitalità alberghiera, che come centro benessere, che come ristorazione e questo mio rapporto col mondo dello sport mi ha fatto conoscere tantissimi protagonisti e mi dà molte soddisfazioni.”
Il "piatto del buon ricordo"


Dico a Franco che ho sempre visto “Il Fogolar” ben frequentato.

“Io e mia moglie, mi risponde, abbiamo sempre avuto grande attenzione per tutti gli ambienti sia dell’albergo come del ristorante,  del Blu Moret Wellness & Spa, come anche per gli arredi, e abbiamo sempre riservato un impegno particolare per la cucina, che da noi è fondamentalmente friulana, anche se i nostri cuochi sanno dare, quando occorre, un tocco di raffinata modernità ed è una cucina  sia di terra che di mare, perché sono convinto da sempre che dobbiamo andare fieri delle nostre tradizioni regionali e saperle offrire ai clienti, sia italiani che stranieri, nel modo migliore, accompagnando i piatti, ben studiati, collaudati e signorilmente preparati, dai grandi vini della nostra regione che sono fra i migliori del mondo.”

Un primo piatto del La' di Moret


Franco Marini è poi socio dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, organizza importanti eventi enogastronomici, come “Asparagus” e, recentemente. ha organizzato una interessante cena benefica per un collega di Norcia, il “Ristorante Granaro del Monte”, una realtà storica che risale al 1850 e che è stata distrutta dal terremoto del 30 ottobre scorso.

“Mi è sembrato doveroso, appartenendo alla stessa associazione, dare una mano a un collega così duramente colpito e sono contento di aver potuto dare anch’io un pur modesto contributo perché possa presto riaprire i battenti e ricevere come in passato i turisti che visitano l’Umbria e la sua bella città.”
La sauna


Di Franco Marini, della sua intensa vita, della fondamentale presenza di sua moglie Margherita e delle loro creazioni si potrebbe scrivere ancora molto. Basti dire che il personaggio è una significativa espressione di un’imprenditorialità seria, concreta e intelligente, capace non solo di essere al passo coi tempi – in questi ultimissimi anni tutto il complesso ristorativo-alberghiero è stato completamente rinnovato e ulteriormente ammodernato – ma con sua moglie Margherita e col figlio Edoardo, di precorrerli, restando “Là di Moret” un punto imprescindibile di incontri, di ospitalità e di seria ristorazione per l’intera regione. E non solo.

Best Western Hotel Là di Moret
Viale Tricesimo, 276, Udine

Tel. 0432.545096 - www.ladimoret.it

lunedì 3 aprile 2017

Daniela Pasinetti

Una modella piemontese diventa pastora in Alpago
di Giampiero Rorato

(articolo pubblicato su Fuocolento, di aprile)

Daniela nelle colline dell'Alpago


Ci sono storie che sembrano semplici, e in apparenza lo sono, ma contengono una tale carica non solo simbolica da far cambiare corso alla vita di un paese e di un’intera zona. La storia che segue comincia alcune anni fa a Varallo Sesia (Vercelli), splendida cittadina piemontese, importante centro culturale e turistico ai piedi del Monte Rosa e si sviluppa poi in Alpago, l’affascinante comparto montagnoso in provincia di Belluno.

Ma andiamo con ordine. Un ragazzo di Puos d’Alpago (BL), Davide Bortoluzzi, impegnato in un’impresa boschiva, è invitato a una festa di nozze in Valsesia e lì incontra una ragazza, Daniela Pasinetti, che attira la sua attenzione. Daniela gli parla del suo lavoro in un maneggio e dell’attività di modella, della vita nella vallata e delle tante pecore che sono una delle ricchezze di quegli operosi valligiani. A quell’incontro s’insinua, non invitato, anche Cupido e i due ragazzi si piacciono, fors’anche perché Davide ama le pecore e in Valsesia ne ha visto tante e gli piace quel posto e chi vi abita. Per il suo lavoro incontra spesso sulle pendici dei primi contrafforti dolomitici le pecore e gli agnelli alpagoti, famosi per la loro ottima carne, così come trova in autunno e a primavera le greggi che scendono dai monti per ritornarvi dopo l’inverno e ha molta simpatia per questi pacifici animali..
Daniela al lavoro nei campi

“Da noi, in Valsesia, mi dice Daniela, le pecore sono allevate per il latte e quasi ogni casa ha le sue pecore e c’è chi ha delle mucche e col loro latte si fa il formaggio, sempre in casa, e nella nostra valle tutti sanno fare il formaggio, mentre qui in Alpago, prima che arrivassi io, tutto il latte prodotto – qui era solo vaccino – andava venduto alle latterie e alle industrie casearie.”

Nel mini-caseificio


Davide e Daniela s’intendono subito e s’innamorano e quando il giovane torna in Alpago lo raggiunge anche Daniela e, assieme, decidono di allevare pecore da latte. Era il 2008  e nei primi tempi Daniela alterna le sue presenze tra Puos d’Alpago e Varallo, intanto frequenta dei corsi all’Istituto Lattiero-Caseario “Moretta” di Cuneo, che è una delle scuola più importanti d’Italia per chi vuole imparare quest’arte., perché, sposando Davide, vuole assieme a lui allevare pecore e capre in abbondanza e produrre buoni formaggi.


Un grande gregge di pecore e capre
Pecore al pascolo sui monti dell'Alpago


Accanto alla loro casa a Nusieda di Puos d’Alpago, nel cuore di un anfiteatro stupendo racchiuso dal fondale del Monte Dolada, i due giovani costruiscono la loro grande stalla per le pecore con un modernissimo reparto mungitura e un funzionale laboratorio caseario. Inizialmente hanno 300 pecore da latte di razza Lacaune, francese, famosa per la produzione di latte e di razza Massese, toscana, più adatte dell’altra a vivere all’aperto. L’avventura procede bene e a Nusieda arrivano anche le televisioni per incontrare la giovane piemontese che, per amore, ha lasciato sfilate di moda e cavalli ed è diventata pastora. Sembra una favola, ma è storia vera, bellissima che si sviluppa fino a far diventare il gregge di Davide e Daniela il più grande del Nord Italia. Oggi ci sono 450 pecore e 50 capre e ormai da quattro anni i due sposi producono ottimi formaggi, ricotta e yogurt, molto richiesti dai consumatori.

“Mi sono dedicata con grande impegno a questo lavoro, mi dice ancora Daniela. Mi piace, anche se richiede sacrificio, ma senza fatica non si va da nessuna parte. In Alpago io e mio marito siamo stati i primi a produrre formaggi di pecora e di capra e, visto che qui non c’era tradizione – il formaggio si faceva solo nelle latterie importanti – ho seguito la tradizione piemontese appresa alla Scuola Moretta.”



Ma come ti senti a vivere come i pastori del passato?, le chiedo.
“Una buona parte di pecore e capre vive nella nostra stalla, un’altra parte pascola nei verdi prati dell’Alpago scendendo d’inverno in pianura, mentre d’estate s’arrampicano sui ripidi pendii dei nostri monti. È bellissimo, è poesia vera. Immergersi nella natura, goderne i colori e i profumi, scoprire i tanti fiori che crescono sui prati e sulle rocce è davvero fantastico. Ci si ricarica lo spirito e si dimenticano le fatiche del lavoro che non mancano.”

L'abitazione con stalla e laboratorio dei formaggi


Raccontami dei vostri formaggi.
“Nel nostro laboratorio lavoro praticamente ogni giorno producendo sia formaggi di pecora che di capra. Faccio delle tomette, delle piccole forme che vendiamo sia giovani (30 gg), sia mezzane (90 gg) che stagionate (180 gg). Produciamo pure ricotta, di pecora, di capra o mista e anche yogurt. E c’è poi una cosa che mi preme dire. Sia il latte che i formaggi di pecora e di capra sono molto buoni e fanno bene, contengono molto meno lattosio del latte e del formaggio vaccino e sono anzi consigliati per chi è intollerante al lattosio. Anche per questo la nostra iniziativa ha incontrato via via l’interesse di turisti di passaggio e di molti consumatori bellunesi e trevigiani che vengono il sabato nei mercati agricoli di Belluno e Cappella Maggiore (TV) o che vengono addirittura a casa nostra. E sono prodotti che, oltre ad essere molto buoni e digeribili, aiutano a combattere il colesterolo.”

Davide con un caprone di razza alpina


La storia è davvero affascinante e chiedo a Daniela di quanti aiutanti si avvalgono.
“Siamo mio marito, io e un pastore che viaggia con le Massesi. E come aiutanti quattro splendidi cani, Per 500 tra pecore e capre basta così.”

Azienda Agricola
Bortoluzzi Davide e Daniela
Via. Nusieda 1,  Puos d’Alpago BL
Cell. 339.1791845